Balneatori

Tutela dei concessionari demaniali marittimi e degli stabilimenti balneari.

La direttiva Bolkestein (Direttiva UE 2006/123/CE) è stata presentata dalla Commissione europea nel febbraio del 2004 e emanata nel 2006. La legislazione italiana ha recepito la direttiva tramite l’approvazione del decreto legislativo numero 59 del 26 marzo 2010 e sbarcato in Gazzetta ufficiale il 23 aprile 2010. La direttiva si concentra sui servizi del mercato unico europeo e prevede, per quanto riguarda in particolare le attività dei bagnanti, la possibilità a tutti anche ad operatori di altri Paesi dell’UE di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni demaniali.

La direttiva Bolkestein è stata accusata di causare del dumping sociale fomentando una corsa al ribasso per quanto riguarda le tutele sociali, i diritti dei lavoratori e gli stipendi. Bruxelles, al contrario, sostiene che l’apertura alla libera concorrenza permetta di garantire una migliore qualità dei servizi e prezzi più convenienti. In Italia, invece, gli oppositori della Bolkestein avvertono che la sua applicazione segnerebbe la fine del made in Italy perchè le nostre spiagge finirebbero in pasto alle multinazionali straniere.

 

Visto che:

  • L’Italia è il Paese con la maggiore estensione costiera d’Europa, con specificità territoriali e climatiche che ci rendono unici.
  • Oltre a siti di interesse comunitario, aree marine protette, il 50 per cento del litorale è di libera fruizione.
  • Il sistema turistico balneare italiano, incentrato sul carattere familiare delle imprese, ha favorito lo sviluppo dell’economia dei borghi e delle città di mare.
  • L’offerta del sistema turistico balneare italiano si contraddistingue per la qualità e la pluralità dei servizi: dalla sicurezza in terra e in mare, al monitoraggio e alla tutela ambientale della costa, fino alle attività sportive - ricreative e all’offerta enogastronomica.
  • Le straordinarie potenzialità del sistema turistico balneare italiano hanno dimostrato tutta la loro vitalità in occasione dell’ultima stagione turistica, facendo registrare un incremento di oltre il 20 per cento delle presenze sulle spiagge rispetto ai dati 2014 e un incremento dell’occupazione pare al 2,5 per cento (più di 5 mila nuovi occupati, che si aggiungono ai 168 mila dello scorso anno).

Considerato che:

  • La questione balneare italiana richiede una soluzione urgente in quanto la scadenza delle attuali concessioni rischia di essere anticipata, visto che l’efficacia della proroga al 31/12/2020 è attualmente rimessa alla decisione della Corte di Giustizia Europea.
  • L’attività di 30.000 concessionari demaniali e delle rispettive famiglie - costituenti l’asse portante dell’attuale sistema balneare italiano - rischia di essere irrimediabilmente compromessa, con gravi ripercussioni sulla continuità del lavoro, in molti casi, unica fonte di reddito.

Le imprese del settore turistico balneare chiedono:

  • NO ALLE ASTE.
  • Esclusione delle imprese balneari dalla direttiva Bolkestein.
  • Il Parlamento inserisca, già nel disegno di legge di Stabilità per il 2016, una congrua proroga del termine di scadenza delle concessioni.
  • Il Parlamento, sempre nell’ambito della Legge di stabilità 2016, riveda la disciplina dei canoni demaniali e delle imposte connesse, al fine di renderli equi e sostenibili per tutte le imprese, risolvendo così il problema degli attuali concessionari pertinenziali, costretti a sopportare oneri economici che hanno raggiunto valori insostenibili.
  • Il Governo porti avanti con la massima determinazione il confronto con la Commissione Europea per ottenere un’appropriata durata delle concessioni in essere, in base al riconoscimento della specificità italiana, dell’importanza che in termini occupazionali e di investimenti rivestono le imprese turistiche (prevalentemente a gestione familiare) e della non limitatezza della risorsa spiaggia.
  • Il Governo proceda tempestivamente alla riforma e all’aggiornamento dell’intera materia delle concessioni demaniali marittime, introducendo un regime cosiddetto di “doppio binario” che distingua le concessioni attualmente in vigore da quelle nuove, con una proroga di lunga durata per le prime e una procedure di evidenza pubblica subito applicata per le seconde.

 

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Per ulteriori informazioni:

Andrea Bissolotti

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